Visualizzazione post con etichetta Selvaggi del Borneo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Selvaggi del Borneo. Mostra tutti i post

giovedì 29 novembre 2012

Selvaggi del Borneo: Distorsioni

selvaggi

I Selvaggi del Borneo, scanzonati e a bassissima fedeltà propongono in chiave ancor più corale e perversa il discorso intrapreso da Tiziano Serra. Non a caso nei loro tre lavori confluisce tutta la delirante creatività e il coraggio provocatorio espresso dal manifesto Lepers. Un modo per scardinare i preconcetti e le prevenzioni da puzzetta sotto al naso. Roba da vecchi bigotti che l'etichetta vuole tenere a giusta distanza lanciando di tanto in tanto questi album repellenti capaci di tenere a distanza i tipi sbagliati ed assicurandosi una platea di vera elite. Furbi pero!

-Romina Baldoni

link

lunedì 26 gennaio 2009

Lepers Produtcions: Il Tirreno

All'ultimo Tagofest, il festival estivo di musica indipendente italiano che si tiene ogni anno a Marina di Massa, al banchetto della Lepers Produtcions potevi acquistare con un paio di euro un pupazzetto fatto a mano utilissimo per riti woodoo. Poi, come regalo, ricevevi un paio di cd masterizzati (male) e impacchettati con carta riciclata su cui veniva scritto qualcosa come: “questa musica fa schifo”. Un'ironia dissacrante e contagiosa t'investiva, tanto da volerne ascoltare di più. Non la solita net-label, dunque – argomento sul quale è nota la polemica se le nostre brevi giornate abbiano davvero bisogno di tutta questa musica – giacché di Lepers, a occhio e croce, se non ci fosse, se ne sentirebbe la mancanza. Un catalogo ricco e variegato, sgangherato e umorale quanto basta. “Musica infetta”, dicono loro (giacché “lepers” sta per “lebbrosi”), altamente contagiosa: tutto si scarica gratis dal sito www.lepers.it senza troppa fatica, potendo scegliere tra il post-punk affilato, divertente e divertito dei Bread Pitt e il loro ultimo album “Non fate allarme” o le esilaranti pseudo-canzoni de I Selvaggi del Borneo, oppure ancora i bozzetti lo-fi di Superfreak. Come diceva un'efficace pubblicità di qualche tempo fa: provare per credere.


- Guido Siliotto

giovedì 21 febbraio 2008

Selvaggi del Borneo: intervista su Sand-Zine




Serata speciale in Libreria, quella del 21 Febbraio, con il doppio concerto dei Selvaggi del Borneo e dei Drunk Implosion, nomi evocativi che nascondono un ‘pazzoide’ pugliese e quattro fiorentini ancor meno degni di indossare lo status della ‘normalità’. Tiziano Serra rappresenta in realtà l’unico elemento stabile di una tribù che si allarga e si restringe a fisarmonica, andando a coinvolgere quel sottobosco musicale pugliese che già da tempo andiamo additando come uno fra i più interessanti del ‘bel paese’; realtà che, nella fattispecie, trove un buon punto d’appoggio sulla presenza di una net-label come la Lepers Productions che propone un bel po’ di materiale da scaricare liberamente e gratuitamente. La sua musica si inserisce in quel filone pre demenziale, demenziale, post-demenziale e dintorni che in passato ha fruttato artisti di razza quali I Gufi, I Brutos, Il Quartetto Cetra, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Roberto Benigni, Gli Squallor, Gli Skiantos, ecc. (personalmente ci metterei anche Rino Gaetano), e che al momento sta producendo una buona quantità di nuovi proseliti (vi invito a leggere, in questa stessa mesticanza, gli spazi dedicati a Camillas, Gioacchino Turù e Piet Mondrian)… un fenomeno che, tempo a disposizione permettendo, sarebbe interessante approfondire. Per il concerto aretino I Selvaggi del Borneo si sono presentati in formato a due – Tiziano era supportato da Superfreak (altro musicista supportato dalla Lepers Productions) – per un concerto che a suo modo potremmo definire folle, ma di una follia tendente al malessere. Tiziano Serra appartiene infatti al filone più malinconico e amaro del genere, con un suo modo di cantare disilluso e apatico, qualificabile come drakiano, dove sia i testi sia la voce riflettono sempre una certa amarezza di fondo. Chiaramente l’accompagnamento musicale è tipicamente contemporaneo e giocoso-giocattoloso. Rispetto alla serata in Libreria l’unico appunto possibile riguarda una certa tendenza all’esposizione un po’ caotica, dove solo una piccola dose di ordine in più potrebbe rendere il concerto nettamente più fruibile.
I Drunk Implosion sono invece un progetto minore dei più noti Bud Spencer Drunk Explosion. Calcolatori, campionatori e altre macchine per un montaggio di flash sonori, televisivi, cinematografici…. Chiaramente in tutto ciò non v’è niente di particolarmente originale, ma comunque è godibile e sufficientemente ben fatto. E, soprattutto, va tenuto conto che si tratta di un progetto minore... puro divertissement. Mi riprometto di rivedere i quattro all’opera con il loro progetto principale.



intervista a Tiziano Serra

Chi sono e quando nascono “I Selvaggi Del Borneo”?
La data di nascita non la conosco ma… i Selvaggi del Borneo sono una specie di piattaforma fluttuante, un insieme aperto, una famiglia allargata, fatta di amore, di ancien regime, complicità, luminarie di feste estive e paesane intrise di geopolitica e immigrazioni sentimentali e non. Io sono sostanzialmente l’unico ad essere rimasto stabilmente su questa piattaforma da quando è nata, ma insieme a me, vicino o lontano, Giovanni Matteo (il mio siamese) e, in momenti diversi, per tempi diversi, con ruoli diversi, ci sono state molte persone che hanno dato il loro apporto con intensità e frequenza di volta in volta differenti, dando a questa specie di piovra nuovi tentacoli: il video, la musica, la poesia, il fumetto, la performance e rendendola una creatura sempre più mostruosa, esplosiva, apparentemente incoerente, ma dotata di un pensiero in realtà abbastanza definito. Piuttosto che esprimerlo a parole, butto giù un identikit del nostro DNA: Bruno Munari, Guy Debord, Joseph Beuys, Robert Wyatt, Enzo Jannacci eccetereccè…

La scelta di esibirti da solo in libreria, (o meglio in compagnia ‘extra’ di Superfreak alla chitarra e cori), è stata occasionale o funzionale alla serata?
Mi piace ricordare che ci siamo esibiti ovunque, dal circolo dei suonatori di banda in pensione di Cutrofiano all’Auditorium Parco della Musica di Roma e devo dire che dai pensionati è stato più intenso e significativo.
Per quanto riguarda la formazione, quello dei Selvaggi è stato sempre un ensemble flessibile, elastico e spazioso. L’unica presenza costante è sempre stata la mia, ma al mio fianco, sia nei “dischi” che nei concerti sono stato accompagnato da una moltitudine di musicisti o pseudotali, rumoristi, performer (Urkuma, Sogt, Pleo, Stato di Felicità Permanente, Tristessolo Band, Superfreak, Alexander de Large, Texans from Bari…) e perfino gente che si trovava lì per caso, tutti diversi per età ed estrazione culturale. Non farò mai un concerto uguale ad un altro, non esiste una band con elementi fissi, non si fanno prove, perfino gli strumenti musicali propri e impropri utilizzati non sono mai gli stessi. Ma non credo si possa parlare di totale affidamento alla casualità. Diciamo che si tenta di imbrigliare le energie del momento, utilizzando come canovaccio un pantagruelico e strambo bacino di testi e musiche accumulatisi nel tempo..
A Superfreak gli voglio troppo bene. Quei giorni doveva salire a Bologna per la tesi e io gli ho detto: “celo facciamo un giro da Alez ad Arezzo? Portati un paio di maracas”

È facile per te fare live in situazioni di ogni genere, o noti una certa diffidenza o diciamo ‘impreparazione’ del pubblico nei tuoi confronti?
Mi piacciono le situazioni di ogni genere. L’impreparazione del pubblico, fruitore della nostra, improbabile preparazione, rende tutto così facile e allo stesso tempo barcollante ma denso di sguardi, di situazioni. È così e succede da sempre. Gli errori sono stimolanti, di sinergie, di ludicità, è questo che tento di fare. Amo decontestualizzare, creare relazioni, non so ancora dire se è facile o meno, so che è nocciolo della ricerca, fa parte del confronto, della nostra crescita. Si, a pensarci bene, è facile: a nostro modo, ci mettiamo tutta la coerenza possibile e ciò ci dà serenità nell’azione.

E nel Salento, in generale come reagisce la gente alle tue proposte?
Si diverte, ci prende in giro, vuole rinchiuderci in un C.I.M. (Centro Immaginifico Musicale), ma ci ascolta anche, in maniera ipercritica a volte, tenendoci in braccio nella piazza principale e nascondendoci in un angolo per un centinaio di secoli. …il salento,,, mmmh noi siamo del Borneo, siamo immigrati del sud est asiatico sbarcati nel sud est italico. Qui abbiamo le nostre case sugli alberi, il nostro galeman, i balli di gruppo, il tango degli orango, i fiori dietro le orecchie. Salgari ci fa un baffo, il nostro Borneo si sposta con noi come la casa d’una tartaruga ( non viviamo mica tutti qui, siamo sparsi per l’Europa).

Sono più richiesti i tuoi concerti o i tuoi readings?
Non saprei fare, dire differenza tra i due. Di solito faccio una macedonia, oppure un reading quando mi chiedono un concerto e viceversa. La poesia è anche musica. Mi sento di esprimere le cose genuinamente, a volte mostro solo i miei disegni e faccio sotto una didascalia a mò di filastrocca cantilenante. A volte altre,,, bò?

Quando e come è avvenuto il tuo incontro con la Lepers Produtcions?
Ahahha avrei voluto rispondere: “ci siamo incontrati mentre saltavamo da un ramo all’altro in una foresta pluviale” ma, la verità è: ci siamo “ascoltati” sul myspace e piaciuti subito. È successo un paio d’anni fa: grande stima, affetto, condivisione d’intenti, tutto in maniera così naturale. Giuseppe (Superfreak) mi ha detto che sono la meglio etichetta italiana, che solo in Texas esistono cose del genere, e io ho aboccato.

Condividi in pieno la scelta stilistica e di diffusione della Lepers?
Non lo so, non credo molto negli stili e le etichette di stile, penso che Lepers sia coerente, guerriera e serena al tempo stesso, e questo è il massimo per me! Noi Selvaggi siamo abbastanza anarchici ed eterogenei nell’approccio comunicativo, quindi, se la Lepers non ci stamperà 5000 copie del prossimo lavoro elettroacustico, pazienza, non c’incazzeremo.

Il massimo entusiasmo che hai riscosso nella tua vita artistica?
Come ho già accennato, sotto varie forme siamo stati presenti in gallerie, musei, grossi palchi e circoletti con alto tasso alcolico, quindi non saprei dire cosa ci ha divertito di più. Ah, ricordo momenti esilaranti in cui avvenenti presentatrici, o canuti critici ci hanno presentato al pubblico come: “i selvaggi del PORNO” oppure “i selvaggi del BORGO”. Il fatto che molti nostri lavori video piacciano più ai bambini che agli adulti, questo si che è il massimo per me.

Puoi parlarci del cofanetto appena uscito per la net label pugliese?
Il cofanetto, titolato Selvaggi del Borneo Erezioni (correggendo il timbro blu sulla copertina), contiene tre lavori. Il primo è “Attori coi baffi” con Giorgio Viva (Sogt) e la sua gatta Signorina. Avevo già collaborato con Giorgio per il suo lavoro “San Giovanni Rotondo” uscito per la francese Vaatican Rec. “Peparussu e Mullica” è un lavoro interamente prodotto in un pomeriggio di spiaggia Jonica con Marco TristessoloBand, il nostro ambasciatore a Dusseldorf (i nomi nel titolo sono i soprannomi rispettivamente del nonno di Marco TristessoloB. e di T. Serra). Il terzo disco è una “ristampa” si “tsvssbtsvssfp”, raccolta di poesie in musica-a cappella e non, di alcuni miei reading e performance, già uscito qualche anno fa per il sito di letteratura musicaos.it. Fuori dal cofanetto c’è la perla migliore: “Uomo con suca” raccolta di variegate canzoncine registrate in cameretta con i fratelli Matteo. La copertina sarà copertina dell’anno nel 2017.

Ci hanno detto della tua curiosa passione per le scimmiette di pezza, alcune le ritieni persino figlie…..puoi raccontarci meglio?
In quanto uomo-bambino-scimmia del Borneo, ho la passione per i miei simili. Non è un azione Darwinistica, né mi ci vedo in una scultura di Jeff Koons in ceramica dorata come è stato per Michael Jackson e la sua scimmietta. È la voglia di una dimensione più sincera e genuina nelle direzione di una società di Bonobo. Tutte le mie scimmiette sono miei figli! Mi sono state date in dono da persone speciali, molte di loro non le vedo più: è come sentirsi un ragazzo padre, la madre non c’è, io tiro su i miei figlioli con amore! Uno di loro, Marcell, partirà con me, lo porto a studiare all’estero (il mio cervello corre la fuga dei cervelli): tra poco sarò a fare lo scienziato (già pazzo) via dall’Italia (ma col Borneo sulle spalle).
- etero genio

link 

lunedì 1 ottobre 2007

Selvaggi del Borneo: Sentireascoltare

Da Lecce con tanta voglia di sembrare l’anello di congiunzione tra Battisti e Bugo, o forse i cugini svampiti di entrambi, strattonati di agra follia psicoacustica che scomoda l’irrequieta silhouette dei Marta Sui Tubi più disincantati. Tra surreale e demenziale, ovvero un grado zero di taglio Skiantos, un sarcastico nonsense al confine tra alienazione e isteria. Però s’avverte anche una tenacia melodica ammirevole per quanto scombiccherata, di cui lo sconcerto naif si nutre, così come la follia circense, le trasfigurazioni iconico/laconiche, e certi azzardi elettropop farraginosi come brogliacci Belle And Sebastian ubriachi e non poco, e last but not least quelle ballate da salotto scarno a sbattersi la solitudine dall’anima fingendosi folletti Wyatt e Barrett. I testi snocciolati con sconclusionata fragranza improv scompaginano ulteriormente la situazione. Che, considerata nel suo complesso e in faccia a tutti i celentani, è piuttosto buona.
(7.1/10) 

-Stefano Solventi

sabato 5 maggio 2007

lprs 16 - Selvaggi del Borneo - Selvaggi del Borneo


Sentire quest'album è stata una folgorazione. Tutti ascoltano i Selvaggi del Borneo sulla via di Damasco. Ma anche in un sacco di quartieri e rioni che poi si sfidano a chi ne conosce a memoria i testi. Non vorrai perdere proprio tu l'opportunità di essere il campione rionale o addirittura cittadino?

43 minuti di quello che se il mondo fosse un posto migliore sarebbe considerato pop.


Listening to this album has benn a thrill. Everybody listens to Selvaggi del Borneo on the way to Damascus. So, listen to it, and enter the "who knows more Selvaggi del Borneo lyrics" contest. We know you shall have to.

43 minutes of what, in a perfect world, would have been regarded as pop.


sabato 3 marzo 2007

Selvaggi del Borneo: Music Club

 

“i selvaggi del borneo gli piace suonare, disegnare, fare filmini amatoriali, vincere concorsi di mimica facciale, esibirsi sulle reti locali, sulle pendici del Vesuvio, qualche volta in teatri internazionali pure.” (parole loro che faccio mie, dal loro myspace) Si si ok ma... Selvaggi chi? Selvaggi del Borneo!! Ah ok... Beh io li adoro i Selvaggi del Borneo. Voi, fate come vi pare. Dislocati nel sud est italico e fautori di un pop folk rock(?) che guarda a certa America tenendo i piedi nello stivale mediterraneo, sono alla loro prova x (sostituire con numero preciso delle precedenti dispersive, web distribuited e collaborazionistiche uscite) curata da e distribuita dalla meritoria Recycled Music. Li adoro perchè secondo me sono uno dei pochi gruppi italiani che fa canzoni canzoni. Intendo canzoni, cantate... cantate in italiano, e con dei testi testi. Testi, si! Non sto sprofondando nell’autoreferenziale ne aggrappandomi vanamente a delle tautologie. I Selvaggi del Borneo scrivono canzoni e lo fanno bene, che poi siano lontani da qualsiasi logica, sghembi, rovesciati o curiosi quello è un altro conto. Che anche quello conta, è ovvio. Ma la sostanza rimane, hanno il mio incondizionato appoggio, morale e fisico (per quel che posso o potrò). Qualche punto di riferimento? Uhm... Daniel Johnston trasferito a Lecce in giovanissima età, svezzato con una mistura deleteria di Shaggs e Ivan Graziani. Da ascoltare in primis: ‘Il dunque’, ‘La catena alimentare’, ‘Martino’.

- Luca Confusione

venerdì 5 gennaio 2007

Selvaggi del Borneo: Corriere della Sera

"Il "lo-fi" dei Selvaggi del Borneo

Approdati all'album, i Selvaggi del Borneo confermano l'inclinazione al minestrone a bassa fedeltà, scanzonata
e demente, che le precedenti uscite live e registrate avevano tracciato. Immediato, al primo ascolto, il richiamo al Bugo degli esordi, persino nel timbro schizofrenicamente luciobattistico della voce di Tiziano Serra, guastatore multimediale. Ma il progetto leccese, tanto nelle liriche quanto nel guazzabuglio sonico, sa offrire momenti personali, sia pure in un contesto espressivo spiazzante e ludico, nel quale è difficile tracciare una identità ferma e rassicurante. Vicini a piccole performance situazionistico-poetiche, chicche come la Nausea e Terzo Mondo si incastonano in canzoni che sull'ortodossia "lo-fi", un po' trita, recuperano cantautorame italico demodé e i peggio anni Sessanta."

- Enzo Mansueto

giovedì 14 dicembre 2006

Selvaggi del Borneo: Rockit

Quello che mi piace di un disco a bassa a fedeltà - come ad esempio questo dei Selvaggi Del Borneo - è la confusione che si crea quando lo si ascolta. Confusione di suoni ma sopratutto di pareri e opinioni. Perchè un buon disco lo-fi non ti può, non ti deve, piacere subito. Sarebbe troppo facile, prima deve farti un po' schifo e piacerti per solo un paio di pezzi - nel caso dei selvaggi: "Il terzo mondo" e "Il dunque" - che poi diventeranno le tue preferite e ti contageranno di un entusiasmo tale da convincerti a riascoltare il disco da capo. E alla fine anche quelle che ti piacevano poco diventano "carine", quelle "carine" bellissime e così via. Insomma, sono dischi che mi richiedono un paio di ascolti in più per essere apprezzati veramente. E questo succede anche per I Selvaggi Del Borneo. Sicuramente vicini a Bugo, riescono quasi a superare le opere dello stesso sia per la scanzonataggine, sia per l'assurdità dei testi e per la semplicità tout court di queste canzoni. Pochi gli strumenti oltre la chitarra e la voce. Un po' di elettronica per un pezzo quasi tecno. Le tastierine giocattolo e la registrazione più che scadente. Quindi nulla di nuovo. Certo. Anche se qua e là ci sono riferimenti meno consueti, come Battiato ("Martino"), artisti snowdoniani ("Lo sciopero"), gli Altro ("La nausea") o un po' di cantautorato anni '70, Rino Gaetano ma non solo ("La cena"). Come tutti i dischi lo-fi, quindi, può suscitare dubbi, far indignare qualcuno e sorridere qualcun altro. Ma se un buon disco lo-fi - sempre nell'accezione di chi vi scrive - deve stuzzicare l'ascoltatore con immagini quasi sgradevoli e dal sapore surrealista (sapore più che presente, basta citare "Facendo parte d della catena alimentare, io mi aspettavo che tu facessi parte davvero [...] se non fai parte della catena alimentare, in non ti mangio mica") questo disco stuzzica alla grande. Insomma rientra nella categoria dei miei dischi lo-fi preferiti. Non piacerà tutti, a me sì.

- Sandro Gioriello

link

martedì 23 maggio 2006

Selvaggi del Borneo: Absolutepoetry

"Tiziano Serra, giovane e poliedrico artista salentino,è un 'poeta senza organi' attraversato da flussi creativi,poetici, prosastici, fotoromanzici, musicali; si esibisce come chansonnier senza alcun preavviso. Performativo di natura, fa un utilizzo smodato e delirante delle parole.
Appena conclusa la sua ultima produzione musicale con il gruppo dei Selvaggi del Borneo, ha deciso che "questo genere di rappresentazione della realtà rende
bene l'idea della società in cui ci troviamo immersi. Ecceteraeccè."

- Manila Benedetto

link