venerdì 17 maggio 2013

Bokassà Maybe I'm - Paraponziponzipò: Audiofollia

L'Africa,questa (s)conosciuta....potrebbe essere l'inizio di un documentario degli anni '70...ma non è così...
In realtà quello di cui parlerò oggi è un disco molto particolare,curioso e molto interessante,che nasce da uno sforzo comune tra varie label indipendenti e,soprattutto,tra due interessanti formazioni musicali,i Maybe I'm e i Bokassà.
Un progetto nato tra la Puglia e le Campania,che vuole essere appunto un omaggio”sentito”all'Africa non tanto dal punto di vista della vera e propria conoscenza”fisica”di quel territorio,ma secondo un'ottica del tutto personale,ovvero la “percezione”individuale che si ha di questo continente....
I musicisti coinvolti(i Maybe I'm:Antonio Marino-batteria,voce;Ferdinando Farro-chitarra,voce con i Bokassà ovvero:Alexander De Large-batteria,percussioni,voce;Stefano Spataro-chitarra,voce;Superfreak-basso,tromba,baglamas,voce con la partecipazione di Andrea Caprara e Mario Gabola,entrambi al sax),quindi,ricostruiscono la loro”visione”dell'Africa,su come l'hanno conosciuta,ovvero attraverso i dischi,i fumetti,i documentari(come recita,appunto, il comunicato ufficiale della Jestrai records)... e oltre al titolo ironico del disco, un'altra curiosità riguarda i titoli delle tracce: derivano tutti dal testo dell'indimenticabile canzone degli anni '60”I Watussi”, portata al successo all'epoca dall'altrettanto mitico Edoardo Vianello.
Un'altra caratteristica curiosa è che il disco -completamente strumentale- pare non sia un episodio isolato, anzi i due gruppi sembra proprio che si siano proprio fusi insieme stabilmente in un unico ensemble sonoro, e ciò traspare in maniera felicissima e chiara nell'album.
“Nel continente nero” apre l'album ed è una sorta di Jam sonica, in cui l'andatura “shake” propria de ”I watussi” viene destrutturata e rimontata in un pezzo free-progressive dall'andatura acida e dagli sghembi sbalzi di umore, ma perfettamente “calcolati”, tra jazz imprevedibile e follia psichedelica "ragionata".
La personale visione della musica continua con “alle falde del kilimangiaro”: dopo un inizio che suona come una rivisitazione di umori southern blues e R&R via free jazz,il pezzo si sviluppa su una jungla di improvvisazioni e cambi di tempo che sembrano usciti dai seventies,e quindi dal feeling “progressivo”, ma allo stesso tempo totalmente “personalizzato”.
Non mancano momenti più dark e “tribali” nella cupissima ”ci sta un popolo di negri”, che ci porta nella foresta più nera e “oscura”... un viaggio misterioso dominato da chitarre ipnotiche e da una sezione ritmica che è un macigno che squarcia il petto (e le svisate dei sax di contorno, così come gli inquietanti cori, completano il sapore ”voodoo” del quadretto). Una sorta di fusion tra ritmi etnico-tribali e sonorità stravolte è ”che ha inventato tranti balli”, tra chitarre taglienti e al vetriolo e fiati allucinati; un mantra ipnotico e catartico, in cui la tensione emotiva è al centro dell'attenzione.
“Il più famoso è l'hully gully” svela l'anima più ”rock”della band, ma le definizioni coi Maybe I'm e i Bokassà sfuggono, perchè si tratta sempre di una loro personale "versione” della musica, sia musicalmente che attitudinalmente. Difatti dopo un inizio in cui i riff chitarristici vengono riletti sotto una lente distorta e visionaria, talvolta dissonante e ai limiti del noise,i l brano svela un ”ponte” insolitamente melodico.
Ma dopo qualche istante, l'imprevedibilità ritorna al centro della traccia, tra fiati impazziti e un tappeto chitarristico a briglia sciolta; a metà brano un nuovo cambio di tempo e di umore, dal mood ombroso e quasi psichedelico, ci riporta sui sentieri di un'avant-rock ”smontato” e ”ricomposto” alla personale maniera dei musicisti coinvolti. Il provocatorio finale è affidato a ”Bukkake di mosche”, ed è l'unico brano affidato totalmente alle voci, anche se si tratta di un breve divertissment di neanche 30 secondi.
Un ottimo disco, mai prevedibile e dalle sensazioni forti, che piacerà a tutti gli amanti della musica non allineata e “veramente alternativa”, che ci sentiamo di consigliare anche ai fans dell'avanguardia sonora e della sperimentazione ardita: non rimarranno delusi. A me è piaciuto un sacco, e la cosa che traspare in evidenza è la voglia di rompere gli schemi di qualsiasi genere musicale; ed uno dei pregi di questo disco è che riesce al 100% nell'impresa, senza mai risultare ostico e senza mai annoiare. Attendiamo ulteriori sviluppi di quest'insolita”fusione”,anche dal vivo....
-Francesco Lenzi

mercoledì 15 maggio 2013

Bokassà Maybe I'm - Paraponziponzipò: Monsieur délire

MAYBE I’M + BOKASSÀ / Paraponziponzipò (Lepers)
Ce mini-album (18 minutes) est une collaboration entre deux groupes italiens: Maybe I’m (duo guitare-batterie) et Bokassà (trio guitare, basse batterie), plus deux saxophonistes. L’étiquette Lepers qualifie la chose d’afropunk et elle n’a pas tout à fait tort. Nous sommes clairement dans le champ d’action de The Ex, avec un côté Vialka (en moins complexe), Uz Jsme Doma (sans chant) ou même Zoambo Zoet Workestrao, sans oublier d’autres Italiens, les regrettés Bz Bz Ueu. Humour, puissance, conviction, dérision.  
 
 
This EP (18 minutes) is the fruit of a collaboration between two Italian bands: Maybe I’m (a guitar/drums duo) and Bokassà (a guitar/bass/drums trio), plus deux sax players. Lepers calls it afropunk, and they’re not far from the truth. This clearly falls within the field of The Ex, with something about it that recalls Vialka (though less complex), Uz Jsme Doma (without vocals), or even Zoambo Zoet Workestrao, not to forget Italy’s geatly misappreciated Bz Bz Ueu. Humour, power, conviction, derision.

- Françoise Couture

Bokassà Maybe I'm - Paraponziponzipò: Stordisco

Ossessivo e intrigante come da deliro incontrollato, indiavolato crocicchio che vede in stupenda collisione, botto e relativo cortocircuito i campani Maybe I’m e Bokassà, una folgorazione tribale di elementi sonici che provengono da suggestioni e “attriti” internazionali, una antologia anarco/espressiva che non ha in dote nessun limite, solo libertà, freedom e libertè al cubo.

“Paraponziponzipò” è il frutto calorico di questo incontro/fusione, e le scintille vanno immediatamente in profonda accelerazione schizofrenica, il caos ordinato di un sonic bang che satura all’inizio per poi diventare irrinunciabile decoro sonoro per attimi di sfogo dall’ostinato perbenismo di una giornata modularmente sempliciotta; il motore incontrastato delle sei tracce in scaletta? un micidiale acido basico di afro-punk-jazz che scorrazza delinquentemente in ogni angolo, schizzi sonori calibrati sul giro fisso dello stupore, una necessità espressiva psicotropa e sfrontata che delizia – nel suo folle esperimento – i nostri padiglioni auricolari. Sun Ra, pizzichi di McCoy Tyner, Napoli Centrale, soffi Bantù, le overdosi di Basquiat, geometrie Zappiane, tribalità e legni etnici, percussioni nere, fiati e tanto altro che si potrebbe stilare una enciclopedia alternativa, sono le colorazioni piriche di un disco che nella sua apparente confusione, pare avere e ha una logica trasversale, la battuta e il taglio unico, inafferrabile e il vizio formidabile delle “directions in music”. Bokassà , Alexander De Large voce/batteria/percussioni, Stefano Spataro voci/chitarra, Superfreak basso, tromba, baglams, i Maybe I’m, Antonio Marino voci, batteria, Ferdinando Farro voci, chitarra, sono le menti ansiolitiche di questo supergruppo arrivato per destabilizzare la staticità e stravolgere i paesaggi morti della presunta modernità nella musica.

Uno strepitoso scambio di “battute” che la sanno lunga, Africa e l’incedere della nevrosi urbana si complimentano, si accoppiano e partoriscono entrambe stimoli, scatti, sguardi profondi e traiettorie evolutive, uno sconvolgente pastrokkio sonoro che brilla di luce propria, selvaggio e “forestico” come le cinematiche di Tarantino, i fragori funk mediterranei “Nel continente nero”, il blues murder del Mali, nero come la pece “Ci sta un popolo di negri” per arrivare a certe distrazioni asimmetriche e scordate, un free customer che ha già dato panacea ad un certo Beck durante le sue invasioni in territori jazzly, “Il più famoso è l’Hully Gully”, una manciata di minuti d’istrionismo acuto, sensibilmente acuto.

Il resto della registrazione è da scoprire, un viaggio e un’apertura mentale che non si cancella facilmente, un woodoo metafisico e oltre contemporaneo specie per chi fosse esclusivamente alla ricerca di uno sballo – oltre che legale – dalle forti emozioni senza legacci di sorta.

- Max Sannella

sabato 11 maggio 2013

Bokassà Maybe I'm - Paraponziponzipò preview

A giorni esce il vinile giallo piscio-canarino dei Bokassà insieme ai Maybe I'm, ma se proprio non sapete aspettare, un po' di webzine hanno iniziato a farlo sentire in anteprima, quindi vi linkiamo i loro siti e poi facciamo l'embed del player anche se non dovremmo

On the 15th of May the new Bokassà+Maybe I'm yellow-canary vinyl will be released, but if you can't wait some webzine put it already online, so here we have some links and the soundcloud page embedded






Acidi Viola
In un colpo solo ritornano i Bokassà e i Maybe I’m. E ritornano insieme, in un EP che non è uno split, ma è una vera e propria fusione dei due progetti. Prendete il blues del duo campano e mischiatelo all’afro-punk del progetto pugliese, aggiungete le presenze sassofoniche di Andrea Caprara (Squarcicatrici, Tsigoti) e Mario Gabola (A Spirale) e vi ritroverete ad ascoltare un sei tracce che per cinque di queste omaggeranno I Watussi di Edoardo Vianello e nel finale stravolgeranno tutto con una colonna sonora perfetta di un porno indirizzato ad un pubblico di insetti.

Son of Marketing
Due incontri, tre giorni di scrittura e registrazione tra Bari e Serradarce, lungo un immaginario ponte che unisce Puglia e Campania: Paraponziponzipò è l’esperienza musicale avanguardista e rumorosa che unisce l’approccio jazz-punk dei Bokassà alle sporche derive roots-blues dei Maybe I’m in sei tracce che sin dai titoli, giocando con i versi de I Watussi di vianelliana memoria, pongono al centro dell’attenzione l’Africa e le sue travolgenti ritmiche tribali.

Mola Mola Webzine
E poi le vecchie zie, le stesse che ti danno baci bavosi a Pasqua, a Natale e al tuo compleanno, ti portano in balere di dubbio gusto, il cui squallore glitterato influenzerà per sempre il tuo scarso senso della bellezza, e tu sai di essere lì, per un unico evento: l'esecuzione di gruppo da parte di anziani perfettamente in sincrono della danza tribale dei nostri tempi. L'Hully Gully. Preferiresti esplodere, disintegrarti in un solo istante. E invece cerchi rifugio, inventi nuovi rumori, suoni e ritmi diversi nella tua testa. Lo spirito di sopravvivenza ti porta ad immaginare qualcosa che è molto simile allo split di Maybe I'm e Bokassà, per comodità denominato Paraponzipò, che insieme ad Acidi Viola e Sonsofmarketing vi proponiamo in anteprima streaming. Jazzcore dagli echi tribali come se non ci fosse un domani. Prendete e godetene tutti.

Bassifondi?
Ormai tempo fa, ci ritrovavamo a scrivere dei Bokassà, ossia alexander de large (batteria, percussione, voci), Stefano Spataro (chitarra, voci) e Superfreak (basso, tromba, baglamas, voci), e delle meraviglie di satirico colonialismo di "Summit" (Lepers Produtcions / Lemming Records, 2011) e, medesimo discorso, per i Maybe I'm, ovvero Antonio Marino (batteria, voci) e Ferdinando Farro (chitarra voci), e le rurali allegrie del post-blues festoso di "Homeless Ginga"(Jestrai, 2012). Ora i due complessi si uniscono in un orgia sonica coesa e vivida: ne vien fuori "Paraponzinponzipò" (Lepers Produtcions / HYSM? / La Fine / Eclectic Polpo / SGR Musiche / Charity Press, 2013), vivida parata di esotismi taglienti e di giullaresche scappatoie nel jazz-punk.

mercoledì 17 aprile 2013

Lepers in Radio: Bread Pitt su Radio Regio, Superfreak su Radio Nk

È il periodo della radio per i nostri lebbrosi che giovedì 18 Aprile farano sentire forte la loro presenza nel nostro elettrodomestico preferito:

Il redivivo Bread Pitt sarà ospite di MONOGRAFIE dalle 20 alle 21 su Radio Regio 104.3 per i murgiani, per tutti gli altri livestream su www.radioregio.com

si parlerà di ipsofonia, rock grano duro e crisi del made in Italy

 
Dopo le 21 invece su Radio Nk un brano di Superfreak parteciperà all'unico concorso radiofonico degno di nota ovvero :"Siamo intenti ad esternare" di Radio Nk dove insieme a tanti altri freaks verrà valutato da una giuria corrotta. Voi amanti dell'internet potrete ascoltare tutto il programma qui

Solquest live @ Radio Cometa Rossa





Il biondo Solquest è stato ospite degli amici avellinesi di Radio Cometa Rossa e ha fatto uno dei suoi live di quelli lunghi con i droni e la chitarra nuova. Godetene anche voi qui. link



giovedì 11 aprile 2013

Frogwomen & Superfreak - Luoghi comuni Festival report 2012

Lo scorso anno Superfreak fu ospite del Luoghi comuni festival ad Altamura (BA) per parlare di Creative Commons, quest'anno in vista della nuova edizione i murgiani ricordano l'edizione 2012 con questo video accompagnato dalla musica di Frogwomen e Superfreak.




mercoledì 10 aprile 2013

Superfreak e Maybe I'm ospiti di Indiepercui Centotre

Per chi si fosse perso la trasmissione, nel podcast qui sotto: lunghe dissertazioni economiche e qualche brano suonato live da Superfreak e Maybe I'm ospiti della trasmissione più seguita del sud-est barese

Solquest - In Spite of Black Clouds over Me, I’ve still got a Rainbow in my Hands: Vinyl mag


Delle volte capita di pensare a quanto possa essere ripetitiva la drone music, e in molti casi lo è. Da almeno un decennio a questa parte, soprattutto, non si contano gli album incardinati su tale forma espressiva. Il problema è che in svariate situazioni il drone è stato utilizzato per mascherare una mancanza cronica di creatività. Ecco, non è il caso di Solquest e di questa gradevolissima cassettina edita dalla sempre meritevole Lemming Records. Le due suite di In Spite Of Black Clouds Over Me/I’ve Still Got A Rainbow In My Hands sono spirali di suono mantrico, suggestivo, avvolgente per quanto oscuro e a tratti minaccioso. Il bordone non è il fine ma solo il mezzo attraverso cui vengono veicolate improvvisazioni e screziature acustiche che rendono l’impasto un magma incandescente e in continua evoluzione. Il risultato è una musica acida e destabilizzante che, come nel caso dei migliori Double Leopards, sa continuamente destare dall’assuefazione.
Per ascoltare i brani clicca qui.
Voto: 7
- Antonio Ciarletta

Solquest - In spite of black clouds over me, I've still got a rainbow in my hands: Velvet Goldmine

Solquest ritorna con due tracce che compongono questo nuovo lavoro dal titolo lungo come gli anni che sono trascorsi dal suo ultimo disco (Private, sempre su Lepers), ben cinque. Che cosa troviamo nell'album? Semplicemente dei drone, due bordoni sonori della durata comune di circa sedici minuti che si sposano con il classico stile del genere.

Facile trovare gruppi e artisti che, tra elettronica, chitarre suonate con l'archetto o strimpellate semplicemente e inserimenti sonori (un breve estratto di musica classica per il Side A), separano l'album in due lati paritetici. La Lepers ci comunica che Solquest è cambiato e maturando ora può addirittura dar fastidio, se così si può dire, al nostro Fabio Orsi

Diciamo che il percorso è piacevole, si parte dal lato più oscuro a quello più speranzoso ma con una lieve presenza di malinconia che li accomuna; spero vivamente di sentirne parlare ancora e magari senza attendere un altro lustro.

-Hank