martedì 10 aprile 2012

Lepers Produtcions intervista su Art Corner


1 – La Leper Productions si definisce, sul proprio sito, “the best free net label of the world”. Cosa significa essere una free net label? Quando è nata a quest’idea?
Sì, un ego esagerato non guasta mai. Essere una free net label significa essere la parodia di un’etichetta discografica. Facciamo più o meno le stesse cose di un’etichetta indipendente (leggasi povera) qualsiasi, solo che non stampiamo dischi, ma li regaliamo su www.lepers.it. Girano meno soldi, ci possiamo permettere di far uscire album bellissimi che non hanno assolutamente mercato e possiamo vantarci di essere portatori di cultura e bere bibite gassate in bicchieri con gli ombrellini nei salotti che contano. L’idea è nata più o meno nel 2005 quando avevamo un po’ di materiale fantastico e mal registrato che volevamo condividere con tutto il mondo. Poco ci interessava del fatto che il mondo ci volesse o meno. Da lì abbiamo consociuto gente e diffuso la nostra malattia.

2 – Gli artisti che fanno parte del vostro roster sono spesso anticonvenzionali. In che modo e con quali criteri selezionate le vostre band?
La regola di base è che il gruppo ci piaccia tantissimo e noi abbiamo dei gusti un po’ particolari. In genere diventiamo amici dei reietti che ci contattano e facciamo squadra contro il mondo che è selvaggio e crudele con gente buona come noi.

 3 – Gli artisti che producete provengono da qualche zona in particolare? Suonano live?
Il nucleo centrale della Lepers è a Bari e molti gruppi provengono da zone limitrofe. È più facile mantenere i rapporti e conoscersi se si abita vicino. Nonostante questo l’internet ci ha permesso di incontrare anime gemelle nei più disparati angoli della terra, dal Texas alla Spagna, dalla Cina ad Alessano. Alcuni gruppi lebbrosi hanno un’attività live più intensa (Bokassà, Cristio ad esempio), altri invece suonano raramente dal vivo. Sono scelte che rispettiamo e l’ansia di non dover recuperare i costi dei dischi stampati ci fa vivere questa realtà con tranquillità.

4 – Se ne avessi la possibilità ci sono 3 entità che vorresti produrre? Anche nomi enormi vanno benissimo.
Guarda non saprei, molta della gente che vorrei vedere sulla nostra etichetta ha partecipato al tributo per la nostra 50esima uscita (e sono tutti nomi enormi, Mike Watt di Minutemen, Firehose, Stooges per dirne uno). Possiamo dirci più che soddisfatti di quello che abbiamo fatto fin ora. Se proprio dovessi fantisticare su artisti enormi mi piacerebbe vedere su lepers.it un album suonato da  Godzilla, Undertaker e Bud Spencer.

5 – In Italia cosa cambieresti, dal punto di vista musicale? Cosa ti piace invece?
Cambierei un po’ la tendenza a lamentarsi delle cose che non vanno e poi non fare nulla per cambiarle. Una tendenza all’autocommiserazione che a volte impedisce di guardasi intorno e godersi ciò che già c’è (o ancora meglio che non c’è) (ndr sante parole!). Mi piace invece che ci siano tantissime micro realtà che fanno musica fantastica nonostante incontrino un riscontro di pubblico vicino allo zero. Quando poi le conosci, ti si apre un mondo fatto di mille gruppi, microproduzioni, racconti e persone fantastiche che, grazie alle distanze, frequenti quel tanto che basta per non conoscerne mai i lati negativi.

6 –  Cosa prevedi per il futuro della Lepers Produtcions?
I nostri momenti di gloria li abbiamo vissuti. Andremo avanti con uscite sempre più belle, poi a un certo punto ci scocciamo, andiamo in bancarotta oppure la lebbra che ci accompagna dall’inizio della nostra carriera passa allo stato terminale.

- Francesco Bommartini