mercoledì 4 aprile 2012

alexander de large - Shit Music: BENOISE.com


Tradurre in parola scritta quello che l’orecchio percepisce non è sempre cosa facile, soprattutto se l’oggetto di traduzione è la musica di un cantastorie nichilista di stampo folk-rock con contaminazioni dal gusto psichedelico e sperimentale; il tutto in ottica low-fi. Per questo, “Shit Music“ di Alexander De Large è difficilmente incasellabile in un genere preciso e definito (e direi che è proprio la sua fortuna!). Diciotto brani, o meglio ancora, diciotto “stercogemme” in cui Alexander mostra la sua capacità nel proporre situazioni musicali ricche e variegate, per quanto l’attitudine dell’album rimanga comunque quella del minimalismo cantautoriale acustico.
Sincera sensibilità malinconica di cantautori internazionali degli anni ’70 come Leonard Cohen, Nick Drake e Donovan, che hanno (in)segnato la Bellezza della semplicità nella combinazione di voce e chitarra con arrangiamenti minimi, contaminata da picchi di sfrontatezza alla GG Allin (sia dal punto di vista del testo che da quello del sound che si sporca e diventa più ruvido e grezzo) e  da inserimenti sperimentali, in cui, ad esempio, la melodia del pianoforte si distorce; e una base onnipresente di (auto)ironia, a partire chiaramente dal titolo dell’album. Quindi troviamo brani come “Ascaris Lumbricoides“,”One Of Us Cannot Be Wrong“, “Last Bari Song” e “Go” che cullano in atmosfere intime e soffuse (in certi punti mi ricorda il Kurt Cobain unplugged); brani come “I Wanna Fuck Myself“, “Fuck You“,”Sonny Lived In A Bungalow” che liberano la parte più cazzona e “ironicocattiva” di ognuno; brani come “For A Girl In A Train” e “I’m Future” che teletrasportano in un universo parallelo e brani come ”Altierjinga Phase Zero” e ”Infinite Monkey Theorem“, interamente monostrumentali, che fanno scorrere i pensieri in un flusso di emozioni.
Ma nonostante in Shit Music siano presenti elementi molto eterogenei tra loro, nasce un amalgamo ricercato, ordinato e ben riuscito, in cui Alexander De Large si spoglia di tutte le strutture e sovrastrutture “alteranti” e mostra con estrema onestà tutte le sfaccettature dell’animo umano, creando un’atmosfera molto personale e delicata. Musica e sound che perfettamente riflettono il groviglio e gli infiniti modi di essere della natura umana, riuscendo tuttavia a trovare un loro equilibrio.
Alexander De Large è una figura alquanto originale ed interessante nel panorama musicale nostrano, che ha sfornato già due album nel giro di qualche mese (anche il precedente “Colors” è del 2012), segno quindi che questo artista ha necessità impellente di creare, fare, rifare, plasmare musica e ordinare esigenze interiori. E se questi sono i risultati, non c’è altro da augurarsi che la “musica di merda” sia tutta così!   VOTO 7

- Alice Santaniello
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