mercoledì 11 maggio 2011

Bokassà - Summit: Acidi Viola


Parlare di un lavoro partorito dalla Lepers sta diventando sempre più difficile... O ti riduci ad una semplice frase, oppure ti vengono fuori decine e decine di pagine. Cercherò di non dilungarmi troppo parlando di Summit dei Bokassà. Il summit in questione è tra tre loschi personaggi ben noti a chi segue le etichette pugliesi (la Lepers, ma anche la Hysm?): SolquestAlexander de Large e Superfreak si riuniscono per portare in africa un pò di giappone, e tante altre cose da altre parti del mondo. L'album, ventisei minuti, si apre con stati uniti d'africa e mai titolo fu più azzeccato: il brano parte con le prime note dell'inno americano, passa per fire di Jimi Hendrix (ma forse è solo una mia impressione), crea un tappeto di percussioni mentre un chitarrista statunitense non riesce a fermarsi e zampognari tribali e impazziti folleggiano quà e là. No wave? Non solo. Cacofonici? A volte, ci sta. KKK (koning, keizer, kannibaal) conserva il carattere afropunk degli inizi non disprezzando novità come intromissioni di fiati e casini funknoise. Inimigo pùblico vede un inizio vagamente mathcore, che si quieta in un intermezzo fusion fino a quando non impazzisce in una vera e propria big-beat, con tanto di assolo skretchato. Ecco, è qui che ho esclamato tra me e me "riaprite immediatamente i manicomi". Poi ho capito che il bello di questo genere di progetti è proprio questo, riuscire a non impazzire nonostante tutto quello che succede. La francopugliese parbleu! (ma iè marrò) è un colonna sonora country punk per uno scontro tra elefanti: tra riff semi-matematici, barriti di fiati, tornadi doom e stacchi chitarristici passano i due minuti più interessanti dell'intero lavoro. E se il titolo japannese-afrikaansevi suggerisce due località diverse, ci siete quasi: c'è sia l'africa che il giappone, sia percussioni che campane cinesi, sostenute da chitarrismi che per altra gente sarebbero fuori luogo, ma non per un lavoro lebbroso. Il minestrone che prende il nome di heinrich der kuh, invece, mischia funk, nu-jazz e fusion a qualcosa del Cucchiaio Infernale dei R.U.N.I. e degenera in un frullatore doomcore finale. Afriguano non è altro che centoventisette secondi tropical-tribali, con un intermezzo X-Maryesco. E se non siete impazziti nemmeno dopo i quasi-otto minuti di africa mambata, in salita tra rumori, fiati, elefanti, deserti e giungle, siete fortunati. Se invece vi è capitato mettetevi in fila, perchè i Bokassà (in compagnia della Lepers tutta) sono in lista da molto, tanto, troppo tempo prima di voi.
-duebambini